Nell'appartamento di Gabriele, durante una perquisizione, sono state trovate anche una pepita d'oro e un'edizione dell'Eneide del 1581, oggetti che erano stati regalati a sua Santità.
La posizione di Sciarpelletti "è meno grave di quella di Gabriele", non può essere dichiarato "complice": ma aveva rapporti di conoscenza con l'imputato.
Paolo Gabriele, ha inviato una lettera di richiesta di perdono al Papa tramite la Commissione cardinalizia. Ha dichiarato di non aver "ricevuto versamenti in denaro o altri benefici" e di aver agito spinto "da diverse ragioni quali i miei interessi personali, spinto anche dalla mia fede profonda e dal desiderio che nella Chiesa si dovesse far luce su ogni fatto".
Sull'assegno intestato al Papa del valore di 100 mila euro, il legale ha affermato che il suo assistito non sapeva di averlo in casa: "Non ha, quindi, neanche mai lontanamente pensato di incassarlo". L'assegno, che è risultato essere una donazione di un benefattore per la carità del Pontefice ed era inesigibile da parte del maggiordomo, "è andato per sbaglio" a finire fra altri documenti.
terraisolana
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